Descrizione estesa
Quello affrontato insieme al divulgatore storico-scientifico Lorenzo Zingoni, per il livornese Rolando Croccolo, è stato un vero e proprio viaggio della memoria, alla riscoperta di quella Fucecchio che oltre ottant'anni fa lo accolse in qualità di sfollato da Livorno.
Una vicenda umana che va ad inserirsi nella Storia con la esse maiuscola, quella del 95enne Rolando Croccolo. Nato ad Alessandra d'Egitto, quando si apprestava a tornare a Livorno scoppiò la guerra e venne catturato da un cacciatorpediniere inglese, che portò lui e gli altri prigionieri a Malta, dove il piccolo Rolando subì anche il bombardamento dell'Asse. Una volta rilasciato, insieme alla famiglia, riuscì a tornare a Livorno, città strategica che venne bombardata dagli Alleati. Da Livorno, grazie ad una serie di conoscenze, sfollò a Fucecchio, come tanti altri labronici all'epoca, e venne ospitato nella casa della famiglia Sani, in piazza Amendola, rimanendovi per due anni e frequentando le scuole medie alla Landini Marchiani. Un periodo non facile, tanto che dal Poggio Salamartano Rolando poteva assistere al bombardamento della sua Livorno, cruciale per la presenza del porto. Con l'avvicinamento del fronte, tuttavia, la famiglia di Rolando fu costretta a spostarsi sulle colline circostanti, in questo caso a Torre, dove ricevette la solidarietà della gente del luogo.
Tanti gli episodi che lo legano a Fucecchio: qui si innamorò perdutamente di una ragazza, con cui però non potette continuare la relazione una volta rientrato sulla costa. Sempre a Fucecchio, a Torre, le guardie presenti lo costrinsero a tirar giù l'aquilone che gli aveva costruito il nonno, in quanto poteva esser un punto di riferimento per le cannonate degli Alleati. A Fucecchio Croccolo fu contagiato dal tifo, che all'epoca fece 21 morti: si salvò dopo un lungo periodo in ospedale al San Pietro Igneo, dove venne preso in simpatia dai soldati brasiliani che gli davano da mangiare e lo lavavano.